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23 Luglio 2026
Araldica
e
Urbanistica
di
Cortemaggiore
(20
giugno
2005)
Recentemente
siamo
stati
interpellati
da
una
giovane
insegnante
di
Cortemaggiore,
Chiara
Belloni,
che
ha
chiesto
il
nostro
parere
circa
una
sua
teoria
riguardante
una
possibile
relazione
tra
una
planimetria
del
centro
storico
del
suo
paese
e
uno
stemma
della
famiglia
Pallavicino.
La
nostra
interlocutrice,
che
svolge
anche
l'attività
di
guida
turistica
in
Piacenza
e
provincia,
ci
ha
così
messi
al
corrente
che:
«Studiando
la
storia
della
famiglia
Pallavicino
e
del
loro
arrivo
alla
fine
del
'400
in
Cortemaggiore,
dopo
che
tante
volte
avevo
preso
in
mano
la
piantina
del
paese
e
lo
stemma
della
famiglia,
ho
notato
un
particolare
che
fino
ad
oggi
mi
era
sfuggito;
sovrapponendo
alla
planimetria
del
centro
antico
(entro
le
mura)
di
Cortemaggiore
lo
stemma
della
famiglia
Pallavicino
si
nota
una
perfetta
aderenza
tra
i
due
disegni.
Nei
documenti
della
fine
del
'400
si
parla
di
questo
progetto,
(della
costruzione
della
nuova
capitale
dello
stato
pallavicino),
i
lavori
sarebbero
stati
affidati
all'architetto
ducale
Maffeo
da
Como
ed
al
piacentino
Ghiberto
Manzi.
Si
è
sempre
pensato
quindi
a
Cortemaggiore
come
frutto
del
progetto
di
una
"città
ideale"
che
seguiva
le
nuove
regole
del
Rinascimento,
larghe
vie,
portici,
strade
dritte
e
regolari,
altri
invece
supponevano
che
lo
schema
di
Cortemaggiore
richiamasse
l'antico
insediamento
romano,
le
vie
che
partendo
dall'antico
cardo
e
decumano
massimo
si
sviluppavano
per
tutto
il
paese.
(Dodi,
Torricella,
ecc.).
Quella
operata
dai
Pallavicino
è
una
vera
e
propria
rifondazione
dell'antica
Cortemaggiore,
(si
cercherà
anche
di
cambiarne
il
nome
in
"Castel
Lauro",
ma
senza
successo
...),
viene
ridisegnato
ex
novo
l'intero
paese,
eliminati
gli
edifici
vecchi
e
le
strette
strade
medievali
per
far
spazio
alla
nuova
città;
la
Capitale.
La
struttura
perfettamente
ridisegnata
coincide
esattamente
con
lo
stemma
della
famiglia
regnante,
non
solo;
il
centro
del
potere,
la
rocca
ed
il
palazzo,
vengono
proprio
a
coincidere
con
la
parte
dello
stemma
che
rappresenta
l'aquila
imperiale,
(sinistra
in
alto,
corrispondente
all'angolo
sud-est
del
borgo).
Le
mura
di
cinta
seguono
proporzionalmente
le
linee
di
confine
dello
stemma,
una
firma
indelebile
dei
Pallavicino
nel
tempo.
Ho
cercato
notizie
riguardanti
la
costruzione
del
paese.
Si
parla
in
effetti
sempre
di
progetto
unitario,
di
ricostruzioni
ex
novo,
di
definizione
della
struttura
del
paese
attraverso
disegni
e
progetti,
di
costruzioni
di
edifici
sia
pubblici
che
privati
che
religiosi,
e
di
un
sistema
di
mura
e
fossati
che
delineava
il
perimetro
di
questa
nuova
città.
Vengono
iniziati
subito
i
lavori,
della
rocca
e
del
palazzo,
contemporaneamente
al
sistema
difensivo,
poi
la
chiesa,
l'ospedale
per
i
pellegrini
...
tutti
blocchi
regolari,
precisi
lotti
di
terreno
che
ne
compongono
la
scacchiera.
La
mia
teoria
sarebbe
quindi
quella
che
gli
architetti
Maffeo
da
Como
e
Ghiberto
Manzi
abbiano
disegnato
il
progetto
della
nuova
Cortemaggiore
ricalcandone
la
planimetria
dallo
stemma
della
casata
che
avrebbe
regnato
su
quella
città,
lo
stemma
proprio
dei
Pallavicino
di
Cortemaggiore,
come
lo
si
trova
affrescato
nella
chiesa
dell'Annunciata».
Inutile
dire
che
siamo
subito
stati
affascinati
dall'originale
intuizione
della
professoressa
Chiara
Belloni
e,
per
meglio
verificarne
il
fondamento,
abbiamo
rivolto
la
nostra
attenzione
al
tradizionale
blasone
dei
Pallavicino,
dapprima
consultando
l'"Enciclopedia
storico-nobiliare
italiana"
di
Vittorio
Spreti
che
così
ne
definisce
l'arma:
«Cinque
punti
d'argento
equipollenti
a
quattro
di
rosso;
al
capo
dell'impero.
Scudo
accollato
all'aquila
imperiale»,
e
successivamente
consultando
la
fondamentale
opera
di
Pompeo
Litta
"Famiglie
celebri
italiane"
che
alla
tavola
I,
alla
voce
"spiegazione
degli
stemmi"
recita:
«Nulla
di
più
incerto
intorno
all'antico
stemma
di
questa
famiglia,
molto
più,
che
gli
stemmi
non
presero
stabile
forma,
che
nel
secolo
XIII.
Lo
stemma
più
antico
de'
Pallavicino
di
Genova
è
quello
delle
tre
croci,
indizio
probabile,
che
alcun
di
essi
intervenisse
alle
Crociate.
(...)
Oltre
le
tre
croci
portano
una
scacchiera
ma
vien
detto,
che
fosse
adottata,
perché
stemma
dell'Albergo
de'
Gentili,
nel
quale
unitamente
ad
altre
famiglie,
e
adottando
il
cognome
Gentile,
entrarono
i
Pallavicino
nel
1460,
uscendone
dopo
20
anni,
aggregazione
suggerita
dalle
circostanze
politiche,
quando
in
tempo
delle
sanguinose
discordie
tra
nobili
e
popolari,
varie
famiglie
si
univano
per
formare
un
corpo
solo,
e
divenire
così
più
formidabili.
I
Pallavicino
di
Lombardia
debbono
aver
alzato
altre
volte
i
tre
delfini,
siccome
altra
tra
le
imprese
adottate
da
chi
erasi
recato
alle
Crociate.
Portano
essi
pure
da
tempo
immemorabile
la
scacchiera.
Nelle
due
scacchiere
i
colori
sono
differenti:
la
forma
però
è
eguale,
e
diviso
lo
stemma
in
un
modo
alle
due
case
comune,
cosicché
ove
l'una
ha
le
croci,
l'altra
ha
un'aquila,
che
non
può
esser
altro,
che
una
concessione
degli
Imperatori.
Io
non
so
poi
per
quanto
sia
vero
che
i
Pallavicino
di
Genova
adottassero
la
scacchiera,
siccome
stemma
dell'aggregazione
all'Albergo
de'
Gentili,
giacché
quando
nel
1480
abbandonaronlo,
avrebbero
dovuto
abbandonare
anche
lo
stemma,
che
avevano
adottato
nell'aggregarvisi.
(...)
Non
credo
che
si
debba
dar
peso
alle
asserzioni
del
Ciacconio,
né
peso
darei
a
ciò,
che
si
vede
sopra
antichi
sepolcri,
giacché
m'accorgo
che
frequenti
sono
li
cambiamenti
e
le
alterazioni,
che
vi
introduce
la
vanità.
In
tale
oscurità
altro
non
posso
dire,
che
tali
sono
in
oggi
gli
stemmi
de'
Pallavicino.
Que'
di
Genova
hanno
l'aquila
collo
stemma
in
petto
per
concessione
di
Ferdinando
II
del
1630,
1
novembre,
e
que'
di
Lombardia
portano
lo
stemma
in
petto
ad
un'aquila,
che
è
coronata,
perché
feudatari
imperiali.
Spogliati
de'
vantaggi
de'
feudi,
fu
loro
lasciato
l'onore
dell'aquila
coronata».
Premesso
che
sia
il
Litta
che
lo
Spreti
ci
descrivono
uno
stemma
costituito,
sin
dalle
più
lontane
origini,
da
uno
scudo
avente
superiormente
una
fascia
orizzontale,
arricchita
alternativamente
da
tre
croci
(per
il
ramo
di
Genova)
o
da
un'aquila
bicipite
(per
quello
di
Lombardia),
e
nella
parte
inferiore
da
una
scacchiera
con
nove
riquadri
che
trova
corrispondenza
anche
nello
stemma
odierno,
non
può
non
balzare
all'occhio
l'originalità
dello
stemma
affrescato
nella
cappella
dell'Immacolata
Concezione
preso
a
base
dello
studio
di
Chiara
Belloni
e
costituente
il
nocciolo
della
questione.
A
nostro
avviso,
per
renderne
più
agevole
l'interpretazione,
può
essere
utile
leggere
quanto
ha
scritto
il
Litta
nella
tavola
XXII
dell'opera
citata
sotto
la
voce
"Ramo
de'
Marchesi
di
Cortemaggiore
estinti
nel
1585"
partendo
da
Gianlodovico:
«Nato
nel
1425.
Terzogenito.
Creato
cavaliere
nel
1450
il
dì,
in
cui
Francesco
Sforza
prese
solenne
possesso
del
ducato
di
Milano.
(...)
Egli
nelle
divisioni
co'
fratelli
aveva
avuto
Busseto
nella
pianura
e
Bargone
nelle
colline,
ma
indivise
col
fratello
Pallavicino
(...)
Francesco
Sforza
nel
1458,
2
giugno
aveva
dato
la
prima
investitura,
che
fu
poi
rinnovata
nel
1470
dal
duca
Galeazzo
Maria,
e
quindi
nel
1477
dalla
reggente
duchessa
Bona.
Ma
la
buona
intelligenza
tra
i
due
fratelli
non
perseverò,
onde
con
arbitramento
di
Giangiacomo
Trivulzio
e
di
Marsiglio
Torelli,
fermo
il
patto
della
reciproca
successione
delle
linee
in
caso
di
estinzione,
si
fecero
nuove
divisioni
nel
1479,
e
Gianlodovico
il
4
settembre
abbandonò
Busseto
e
andò
a
stabilirsi
in
Cortemaggiore
piccolo
villaggio
abitato
da
pochi
pastori,
decorato
con
una
vecchia
torre,
e
provveduto
con
una
parrocchia
detta
di
s.
Lorenzo,
che
mancava
di
tutto
ciò,
che
le
era
indispensabile.
Gianlodovico
immaginando
di
trasformare
il
villaggio
divenuto
nuovo
suo
soggiorno
in
una
città,
cominciò
nel
1480
coll'edificarvi
la
rocca,
di
cui
pose
la
prima
pietra
nel
20
gennajo.
Fu
questa
rocca
abbattuta
nel
1809.
Dié
tosto
anche
principio
alla
magnifica
chiesa
dell'Annunziata,
non
che
ad
una
nuova
chiesa
parrocchiale.
Ma
appena
ne
poté
vedere
le
fondamenta,
perché
prevenuto
dalla
morte
nel
1481.
Fu
però
abbastanza
fortunato
nel
figlio,
che
proseguì
la
nobile
impresa.
Il
paese
di
Cortemaggiore
doveva
chiamarsi
Castel
Lauro
per
onorare
il
nome
di
Laura
nuora
del
Pallavicino,
ma
l'abitudine
negli
abitanti
non
fu
vinta,
e
Cortemaggiore
rimase
Cortemaggiore.
Aveva
testato
nel
1478,
16
gennajo».
Dopo
Gianlodovico
il
Litta
prende
in
considerazione
il
di
lui
figlio
Orlando:
«Detto
il
Gobbo.
Veneratore
delle
intenzioni
del
padre,
continuò
a
beneficiare
la
terra
di
Cortemaggiore,
da
lui
si
può
ben
dire
tutta
quanta
fabbricata
con
bellissime
abitazioni
decorate
di
portici
con
belle
piazze
e
con
ampie
e
regolari
strade.
Orlando
dé
fine
alla
chiesa
di
s.
Maria
della
Natività
delle
Grazie,
di
cui
il
padre
aveva
gettato
le
fondamenta.
(...)
Nel
1499
terminò
altresì
la
magnifica
chiesa
dell'Annunziata,
che
la
si
chiamò
di
s.
Francesco,
e
che
fu
consacrata
in
quell'anno.
La
dotò
con
generosità,
e
terminato
il
contiguo
convento,
vi
invitò
i
Minori
Osservanti,
che
in
24
frati
vi
si
stabilirono
pel
servizio
del
divin
culto.
Providde
(sic!)
il
convento
con
molti
libri
stampati,
che
appena
cominciavano
a
propagarsi,
non
che
la
chiesa
di
tutte
le
necessarie
suppellettili.
Eresse
altresì
in
s.
Francesco
la
cappella
della
Concezione
destinata
a
custodire
le
ceneri
de'
parenti,
avendovi
perciò
trasferito
le
ossa
de'
genitori,
e
v'impiegò
a
dipingere
il
Pordenone,
che
vi
fece
opere
mirabili.
(...)
Orlando
era
stato
lungo
tempo
in
Milano
presso
la
corte
degli
Sforza
colla
dignità
di
consigliere
ducale.
Nel
1495,
6
giugno
aveva
ricevuto
investitura
di
Bargone
e
Cortemaggiore
da
Lodovico
il
Moro
(...)
Caduta
la
casa
Sforza
non
si
parla
di
lui,
che
nel
1502,
in
cui
comprò
Fiorenzuola
da
Pietro
di
Rohan,
cui
lo
aveva
regalata
Lodovico
XII
spogliandone
il
cardinal
Ascanio
Sforza.
(...)
Morì
Orlando
il
9
novembre
1509».
Per
correttezza
d'indagine
vediamo
ora
di
integrare
le
suddette
notizie
storiche
con
altre
sempre
riguardanti
la
cappella
della
Concezione
dove
sono
documentati
due
distinti
interventi
pittorici:
i
pregevoli
affreschi
della
zona
sepolcrale,
che
recentemente
sono
stati
attribuiti
ad
un
artista
vicino
al
lombardo
Bernardo
Zenale
(1456
-
1526),
e
quelli
della
cappella
vera
e
propria
realizzati
da
Antonio
Sacchi,
detto
il
Pordenone,
che
dovrebbero
risalire
approssimativamente
al
1530.
Infatti
secondo
Paola
Ceschi
Lavagetto
quest'ultimo
fu
a
Cremona
negli
anni
'20,
dai
Pallavicino
probabilmente
negli
ultimi
mesi
del
1529,
e
a
Piacenza
(in
Santa
Maria
di
Campagna)
all'inizio
del
1530.
A
nostro
avviso
il
quadro
storico
così
completato
è
fondamentale
per
stabilire
il
committente
dello
stemma
affrescato
nella
suddetta
cappella,
preso
a
fondamento
della
tesi
di
Chiara
Belloni.
Purtroppo
allo
stato
attuale
delle
nostre
conoscenze
non
è
possibile
attribuirlo
al
primo
o
al
secondo
intervento
pittorico,
in
conseguenza
di
ciò
non
sappiamo
se
sia
stato
voluto
da
Orlando
stesso
o
da
chi
gli
succedette.
Ciò
che
invece
sembra
probabile
è
che,
come
ha
acutamente
intuito
la
giovane
studiosa
locale,
vi
sia
una
stretta
relazione
tra
la
pianta
urbanistica
del
centro
storico
di
Cortemaggiore
e
lo
stemma
in
esame
che
sembrerebbe
scaturire
dall'accostamento
delle
armi
gentilizie
dei
signori
di
Cortemaggiore
(la
parte
sinistra
con
aquila
e
scacchiera)
e
dei
Landi
di
Piacenza
(la
parte
destra
con
le
lunghe
fasce
verticali
tagliate
a
metà
da
una
grande
fascia
orizzontale
inquartate
nei
blasoni
della
nobile
famiglia)
a
documentare
l'unione
matrimoniale
tra
Orlando
Pallavicino
e
Laura
Caterina
Landi.
Da
quanto
sopra
si
potrebbe
dedurre:
o
che
i
signori
di
Cortemaggiore,
consci
del
capolavoro
urbanistico
realizzato
da
Orlando,
abbiano
voluto
trasferire
nella
nuova
arma
gentilizia
-
racchiudente
in
un
cartiglio
le
insegne
delle
due
nobili
casate
-
la
pianta
della
città
adattando
entrambe
alla
bisogna,
oppure
che
addirittura
già
nel
progetto
iniziale
si
siano
tenuti
presenti
-
adattandoli
alle
nuove
esigenze
urbanistiche
-
gli
stemmi
Pallavicino
e
Landi,
come
fama
di
Orlando
e
Laura.
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